Il tempo di Machiavelli coincide con l’inizio dell’età moderna. Nel 1492 c’è stata la scoperta dell’America, ma il 1492 segna anche la morte di Lorenzo il Magnifico.
Ma che cosa si stava verificando all’inizio dell’età moderna? Si stavano formando i grandi Stati nazionali. L’Italia invece inizia quella disgregazione che porterà a un fatto emblematico: l’anno in cui muore Machiavelli, il 1527, è l’anno del Sacco di Roma
L’opera di Machiavelli va collocata in questa precisa situazione scorgendo quindi come sia un’opera animata dalla speranza di una ripresa dei potentati italiani perché arrivino a costituire uno Stato nazionale
Nel 1494, le truppe di Carlo VIII cacciano i Medici da Firenze. Nasce la Repubblica che durerà dal 1494 al 1512. Il potere viene gestito per quattro anni da Girolamo Savonarola. Dopo Savonarola Machiavelli assume la carica di segretario della Cancelleria della Repubblica fiorentina.
Con Savonarola si chiudeva il Medioevo, l’età rivolta verso la trascendenza. Per Savonarola tutto quello che avviene è iscritto in un piano profetico e soprannaturale
Per Machiavelli bisogna volgersi all’immanenza. Le leggi della politica - questa sarà la sua grande scoperta - sono leggi immanenti, proprie del mondo, dei rapporti umani e non si possono far risalire a qualche cosa che sta al di fuori di questo mondo
Come dice De Sanctis, con Savonarola si chiude l’età della Divina Commedia: cioè tutti gli avvenimenti, i piccoli fatti privati come i grandi eventi pubblici, si comprendono solo se si iscrivono nel quadro provvidenziale generale
In Francia e in Germania sarà apprezzatissimo ambasciatore. Avrà anche l’incarico di una ambasceria prolungata presso Cesare Borgia, il Duca Valentino. Segue quindi da vicino la vita politica degli Stati europei
Queste esperienze sono preziose per Machiavelli, unite all’altra grande sua fonte d’ispirazione: il pensiero classico e la storia romana.
Nel 1512 vengono reinsediati i Medici. A questo punto Machiavelli viene messo da parte. Prima si diffida di lui, poi viene addirittura sospettato di far parte di una congiura, per cui dal novembre del 1512 al marzo del 1513 finisce in prigione, e riceve sei tratti di corda.
Machiavelli subisce la tortura, subisce il carcere, poi a marzo viene scarcerato e, esiliato, si rifugia a San Casciano in una sua tenuta, in un bosco dal quale ricavava legna.
La lettera a Francesco Vettori, una delle pagine più belle della letteratura italiana
In questo quadro, nella seconda metà del 1513, Machiavelli scrive di getto il Principe. Il Principe quindi ha alle spalle tutto il travaglio politico europeo e italiano dell’inizio dell’età moderna
Poi di nuovo gli si affidarono incarichi sempre più importanti finché Machiavelli, nel 1527 iniziò ad osservare le mosse dei Lanzichenecchi, i mercenari svizzeri che erano dilagati nella pianura padana. Assiste al Sacco di Roma
C’è una struttura a piramide del ragionamento medievale, della trattatistica medievale. Dalle prime cinque-sei righe del Prìncipe si capisce che ci troviamo in tutta un’altra atmosfera
Machiavelli inizia direttamente con uno stile completamente diverso, non fa premesse generali, e tutto lo svolgimento del Principe è una serie di esempi concreti. Il suo è stato definito un ragionamento “a catena”.
Francesco De Sanctis sostiene che Machiavelli è il grande scienziato della politica che ha aperto la strada al grande scienziato della natura Galileo Galilei.
La storia funziona in base a leggi interne proprie, intrinseche, immanenti, e se si vuole agire nella storia bisogna scoprire e seguire queste leggi. Le leggi che regolano i rapporti umani non vengono imposte da una entità superiore, ma sono leggi proprie del mondo umano, del mondo politico, del mondo della città e dello Stato, della comunità umana.
Le leggi della morale, che provengono da un insegnamento superiore di carattere religioso, teologico, filosofico, hanno validità, ma sono estranee al mondo della politica. Se vogliamo agire nel mondo delle organizzazioni umane, degli Stati, della politica, dovremo identificare le leggi specifiche della politica.
La politica segue quindi leggi necessarie sue proprie, come la natura nei suoi fenomeni segue leggi necessarie, che non si possono accettare o non accettare, perché quelle sono e quelle restano. Le leggi della politica sono necessarie e sono autonome, cioè non sono coincidenti con quelle di altre sfere.
Machiavelli scopre dunque la necessità e l’autonomia della politica, della politica che è di là, o piuttosto di qua, dal bene e dal male morale. Quindi la politica è amorale, non è immorale, in quanto l’immorale è il contrario della morale.
Machiavelli respinge le visioni teologiche della politica e le visioni utopistiche. È facile immaginare paesi beati, utopie, repubbliche perfette, ma tutto questo non aiuta: bisogna seguire la realtà effettuale, cioè seguire l’essere e non immaginare un dover essere.
E’ importante chiariere cheMachiavelli non predica la cattiveria, la crudeltà, la strumentalizzazione. Il principe per Machiavelli non deve essere cattivo, ma deve essere capace di essere cattivo. Il principe è costretto a volte a essere cattivo perché gli uomini non sono buoni, ma “tristi”, cioè malvagi
Questo è il fondamento di tutto lo sviluppo successivo del pensiero di Machiavelli, che è pessimista circa la natura umana: l’uomo è tendenzialmente malvagio.
In questo contesto il Principe quindi è una sorta di remedium iniquitatis, un rimedio al male. Per evitare che ci sia uno scatenamento crudele degli egoismi è opportuno ipotizzare un potere superiore che vi metta freno
L’uso della forza da parte del principe è giustificato perché il male che egli può esercitare evita un male maggiore, in quanto il male che egli esercita è in funzione della creazione e del mantenimento dello Stato, che supera la dimensione del prevalere degli egoismi e crea le condizioni del pacifico e ordinato vivere civile.
L’unico rimedio è quindi il timore. E’ una visione drammatica: per arrivare al bene bisogna passare per un fatto coercitivo e la coercizione è sinonimo di violenza
Machiavelli ha eliminato la città celeste e si ritrova, come uomo rinascimentale, nell’immanenza della città terrena. La città terrena presenta dure esigenze: gli egoismi individuali si possono superare solo con una forza coercitiva di tipo superiore. La forza coercitiva superiore che blocca il dilagare degli egoismi è quella dello Stato, che è fondato dal principe.
Il principe non può comportarsi come si comporta una persona nella vita privata: egli deve ispirarsi a una morale di tipo diverso, che poi alla fine del Cinquecento coloro che discuteranno e proseguiranno l’opera di Machiavelli chiameranno “ragion di Stato”.
Per Machiavelli non solo il valore più alto è lo Stato, garante della sicurezza e dello sviluppo civile, ma è un valore anche l’indipendenza dello Stato: la comunità per potersi organizzare deve essere indipendente, non può essere schiava
Come si può spiegare l’ammirazione di Machiavelli per un personaggio di questo genere? Cesare Borgia, “usando la volpe e il leone”, cioè l’astuzia e la forza, riuscì a creare un potentato nell’Italia centrale che, se non fosse stato per la “fortuna”, secondo Machiavelli avrebbe potuto portare all’unificazione dell’Italia, o comunque all’unificazione dei principati italiani
Il Duca Valentino è un personaggio crudele, ma solamente attraverso quei mezzi, nell’Italia di allora, tra truppe mercenarie e intrighi stranieri, si sarebbe potuto creare un potentato italiano capace di contrastare le potenze straniere e di garantire una pacifica e libera convivenza nella Penisola
Quale dovrà essere il carattere del principe? Il principe dovrà essere per metà umano e per metà ferino, dovrà essere un centauro. Se vuole stare dietro alla realtà effettuale, il principe deve essere capace di avere tratti della bestia e dell’uomo.
Quello che è propriamente umano sono le leggi, la violenza si frena con la legge. Il metodo della forza è delle bestie. Per arrivare al dominio della legge bisogna passare purtroppo per la forza
Veniamo alla triade finale di concetti fondamentali del pensiero di Machiavelli: la necessità, la virtù e la fortuna.
Che cosa significa “necessità”? Ci sono leggi oggettive nella natura come nel mondo degli uomini. La politica deve diventare oggetto di una scienza, che ci dirà le necessità, cioè i meccanismi necessari, inevitabili, ineliminabili di funzionamento del mondo politico.
L’uomo virtuoso in politica è colui che cerca di capire la necessità per perseguire il suo progetto di creazione di uno Stato. Ma gli eventi umani sono così complessi che c’è sempre qualche cosa che sfugge
La fortuna non è il caso, cioè qualche cosa che potrebbe avvenire e anche non avvenire, bensì è qualche cosa di necessario, ma fuori della capacità umana di previsione. L’uomo dovrà pensare al cinquanta per cento delle cose che sono in suo potere, ma la fortuna ha in mano l’altra metà delle cose. Si profila un’ombra di pessimismo.